Abuso di posizione dominante e il Digital Markets Act

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I giganti tecnologici come Google, Amazon, Facebook o Apple dominano il mercato globale di internet. Il diritto a protezione della concorrenza vigente però non è spesso sufficiente per impedire l'abuso di posizione dominante in questo settore. La Commissione, lo scorso dicembre, ha quindi presentato una nuova serie di proposte normative legato al mercato dei servizi digitali, tra cui il Digital Markets Act (DMA).

Le nuovi regole avrebbero lo scopo di impedire agli operatori delle grandi piattaforme internet di limitare la concorrenza o imporre condizioni sleali. La sede di Friburgo dei centri studio facenti parte del Centres for European Policy Network  (CEP),  ha ora provveduto ad esaminare, in un “cepInput”, tale proposta di  Bruxelles, mettendola anche in relazione con l’attuale diritto della concorrenza dell'UE.

 

cepInput

Il principale elemento critico emerso dall’analisi del CEP : "In caso di infrazione, le aziende sono minacciate di doppia imputazione e doppia sanzione, sia attraverso l'applicazione del nuovo DMA, sia sulla base del vigente diritto della concorrenza dell'UE. Questo sarebbe però vietato in linea di principio, anche perché viola l'articolo 50 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE" dice l’esperto giurista del CEP,  Lukas Harta, che è l’autore dello studio.

Eppure "La Corte di giustizia europea (CGUE), alla luce della sua precedente giurisprudenza, considererà presumibilmente ammissibile la doppia incriminazione. Tale linea però dovrebbe essere corretta. La CGUE quindi invitata a rivedere ora la sua linea giurisprudenziale precedente", sottolinea l'esperto del CEP.

Secondo Harta, almeno la doppia sanzione dovrebbe essere dichiarata inammissibile dalla CGUE: "La Commissione dovrebbe poi seguire tale orientamento della Corte, escludendo quindi  la doppia sanzione e il Parlamento dovrebbe adattare di conseguenza il progetto di legge ".

Secondo l'attuale progetto di regolamento messo a punto dalla Commissione, le aziende bigtech potrebbero dover rischiare di  affrontare sanzioni fino al 10 per cento del loro fatturato annuale e quindi miliardi di euro di multe per le violazioni del DMA.

La pubblicazione integrale è disponibile in lingua inglese.