Il portafoglio europeo di identità digitale (cepAnalisi del COM (2021)281)

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Carte d'identità, patenti, denaro digitale: secondo la Commissione, gli stati membri dovrebbero introdurre le cosiddette identità digitali europee (EUid). Le applicazioni sugli smartphone, potrebbero così sempre più a sostituirsi non solo all'economia del contante ma anche a quella delle carte nei nostri portafogli, specie dopo la metà del 2023. Ogni Stato membro deve infatti presentare una soluzione tecnica entro quella data. La Commissione ha presentato una corrispondente proposta di regolamento (COM(2021) 281).

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Bruxelles, in particolare, propone tre opzioni. Gli Stati membri dovrebbero sviluppare da soli le app, incaricare una società di farlo o riconoscere una soluzione che è già stata sviluppata. Il “Centres for European Policy Network (CEP)” ha esaminato tali possibili soluzioni. Ed il think tank originario di Friburgo è tendenzialmente più a favore di una delle tre opzioni: "Noi sosteniamo che le rispettive applicazioni siano sviluppate dal settore privato. Lo Stato non è il migliore degli imprenditori. Le app sviluppate privatamente permettono la competizione per la miglior soluzione di portafoglio digitale", dice l'economista del Cep, Philipp Eckhardt, che ha scritto lo studio con il giurista del cep Lukas Harta.

Dopo la loro introduzione, i portafogli di identità digitali personali su smartphone saranno accettati non solo dalle autorità e dalle grandi piattaforme internet come Facebook, Amazon, Apple o Google, ma anche da altre imprese regolamentate come le banche. Gli esperti del CEP sottolineano che, secondo l’impostazione attuale della proposta normativa, queste aziende verranno obbligate ad accettare le identità digitali nel quadro della loro offerta di servizi. "Non solo per aziende come Facebook o Google questo però significherebbe anche una notevole interferenza nella loro libertà imprenditoriale", dice Harta, che considera anche vulnerabile, dal punto di vista giuridico, il proposito della Commissione di poter decidere piuttosto autonomamente su come estendere l'obbligo di accettazione ai diversi fornitori online. “Su un aspetto così rilevante, il legislatore UE, cioè il Parlamento e il Consiglio, dovrebbero poter mantenere l'ultima parola”, sottolinea l'esperto del CEP.

Estendere soluzioni, quali in Italia ad esempio lo SPID, a livello europeo apre indubbiamente uno scenario molto interessante, ma assicurare un alta affidabilità a tali sistemi rappresenta sempre una sfida molto delicata che si va a confrontare con l’aumento generalizzato degli attacchi informatici ed un quadro infrastrutturale digitale ancora con diverse fragilità e ancora territorialmente molto diversificato a livello UE.