Relazioni UE-Africa: ridefinire l’agenda per un nuovo rapporto di amicizia a lungo termine

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La nuova serie editoriale del CEP (cepGuest) viene inaugurata da un testo di riflessione sulle relazioni tra l’Ue e l’Africa, redatta dal Segretario Generale della Federazione Italiana Banche, Assicurazioni e Finanza nonché Professore di Economia Politica, Paolo Garonna.

La guerra in Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha infatti portato a una crisi significativa nelle relazioni Europa-Africa, nonostante il relativo successo del precedente Vertice Unione Europea-Unione Africana avvenuto il 17 e 18 febbraio, ed ora impone un rinnovato sforzo di riavvicinamento .

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Molti Paesi africani si sono, infatti, rifiutati di condannare il comportamento della Russia in Ucraina ed alle Nazioni Unite non hanno votato per la sua sospensione dal Consiglio per i diritti umani, mostrando divergenze cruciali con l'UE. Inoltre, alcuni Paesi africani sperano nell'aiuto dell'Europa per affrontare gli effetti negativi della guerra in Ucraina sul loro Continente. Tuttavia, Garonna ammette pure che la guerra in Ucraina ha cambiato il modo in cui l'UE vede il Continente africano, specie ora che l'energia appare sempre più un settore vitale, in grado di rendere anche l'Africa più rilevante in termini di partnership geo-strategica per il commercio e gli investimenti.

 

Garonna propone di avviare in risposta alle attuali difficolta, in particolare, le seguenti iniziative:

(1) Sviluppare nuove basi concettuali per le relazioni, basate su un rapporto di fiducia e dignità tra pari anziché sul sostegno allo sviluppo e sull'assistenza tecnica.

(2) Creare una forte alleanza a livello globale a sostegno delle istituzioni multilaterali, in linea con l'impegno comune per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

(3) Firmare un impegno comune per sostenere le dimensioni euromediterranea e afro-mediterranea dell'integrazione economica, sociale e finanziaria.

(4) Negoziare un pacchetto di amicizia a lungo termine che risponda ai bisogni più urgenti e pressanti degli africani e degli europei.

Conclude poi con l’auspicio che l’unire le forze, rafforzare il dialogo e sfruttare il grande potenziale insito nella capacità di crescita europea e africana, e la capacità ancora maggiore che può essere liberata lavorando insieme, dovrebbe portare a economie di mercato più integrate, società più aperte e istituzioni più efficaci e responsabili.