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La Commissione europea definisce la tassonomia dell'UE per gli investimenti sostenibili

Il 21 aprile 2021, la Commissione europea ha approvato i primi atti delegati sulla tassonomia dell'UE, che contribuiranno a dare corpo al quadro recentemente introdotto per facilitare gli investimenti di tipo sostenibile (noto anche come "tassonomia verde").

L'anno scorso, l’Unione europea ha adottato il regolamento sulla “tassonomia verde”, che stabilisce i criteri che le attività economiche - e quindi gli investimenti in quelle attività - devono soddisfare per essere considerati "ambientalmente sostenibili". L'obiettivo è quello di permettere agli investitori di distinguere le opportunità di investimento sostenibili da quelle non sostenibili e di contrastare il fenomeno delle aziende finanziate come "verdi" quando in realtà si presentano semplicemente come tali (il cosiddetto "greenwashing"). La tassonomia dovrebbe quindi migliorare il finanziamento di attività realmente “verdi” e permettere all'UE di raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi del 2016 sul cambiamento climatico e l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.

 

La tassonomia verde deve però essere definita in dettaglio dalla Commissione attraverso degli atti delegati per entrare concretamente in vigore. Ma è proprio sulla formulazione di tali atti giuridici che è scoppiato un acceso dibattito su quali attività economiche debbano essere considerate sostenibili. Il dibattito è particolarmente acceso quando si tratta di valutare la "sostenibilità" del gas naturale e delle tecnologie correlate, così come dell'energia nucleare.

A causa di queste tensioni crescenti sul fatto che anche il gas naturale e l'energia nucleare possano essere considerate tecnologie sostenibili, la Commissione ha appena deciso di adottare un atto normativo complementare solo nell'estate del 2021. Questo dovrebbe poi chiarire i punti ancora rimasti aperti.

Il CEP aveva comunque espresso già una serie di perplessità contro un tale sviluppo in una sua cepAnalisi basata sulle proposte originali della Commissione. In quell'analisi, si era sottolineato che non fosse opportuna un tale tipo di tassonomia promossa dall’UE, poiché, in definitiva, non esiste ancora una comprensione oggettiva e uniforme del principio "sostenibilità". Questo è precisamente ciò che ora si è rilevato evidente nelle accese discussioni che hanno preceduto le ultime decisioni.

Non c'è bisogno di una tassonomia verde predefinita centralmente “dall’alto” che specifichi esattamente cosa conta come "sostenibile" e cosa no. Mentre rimane particolarmente importante ed adeguato classificare le attività sostenibili secondo diversi criteri e dare loro pesi diversi in caso di conflitti tra diversi obiettivi ambientali. L'esistenza di molte tassonomie e classificazioni, basate su iniziative private, che definiscono cosa si intende per "sostenibilità" riflette meglio anche questa esigenza.