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Nuovo rinvio della decisione del Tribunale costituzionale polacco sul conflitto in corso tra il diritto europeo e quello nazionale.

Il conflitto si è intensificato dopo la richiesta del Primo Ministro polacco Morawieckis al Tribunale costituzionale di verificare se le disposizioni dell'UE restino valide anche nel caso in cui violino il diritto costituzionale interno.

La disputa riguadava in paricolare la creazione di una nuova Camera Disciplinare presso la Corte Suprema polacca da parte dei collaboratori di Jaroslaw Kaczynski, il leader del partito al potere Diritto e Giustizia (PiS). Secondo l'opposizione liberale, la Camera sarebbe uno strumento per condizionare i giudici indisciplinati, poiché permetterebbe al governo di controllare politicamente le decisioni dei tribunali o di fare pressione sui giudici.  Nel luglio 2021, la Corte di Giustizia europea ha condiviso le critiche dell'opposizione, affermando che la Camera Disciplinare non fosse compatibile con il principio della separazione dei poteri, che è una componente essenziale dello Stato di Diritto. Per evitare sanzioni finanziarie, il 16 agosto la Polonia ha deciso di rispettare la sentenza della Corte e di sciogliere la Camera Disciplinare, pur ribadendo la necessità di un organo che punisca i giudici che violano la legge o abusano del loro mandato. Il 3 agosto il Tibunale costituzionale polacco avrebbe dovuto pronunciarsi sulla competenza della Corte di Giustizia a giudicare la legalità delle misure interne che regolano la magistratura, ma ha rinviato la sua decisione al 31 agosto.  Il nuovo rinvio al 22 settembre sembra confermare la tattica attendista della Polonia, dato che il Paese è ancora in attesa del pagamento dei contributi del Recovery Fund, che per la Polonia ammontano a 36 miliardi di euro, 24 dei quali di sussidi. La Commissione aveva subordinato i pagamenti al rispetto dello Stato di Diritto da parte della Polonia: la controversia rimane quindi aperta su tutti i fronti, mentre Bruxelles sta considerando possibili sanzioni contro la Polonia se non si adeguerà alle richieste di riforma.