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Un nuovo capitolo per l’UE con un esito aperto

Comunicato congiunto dei Centri politiche europee (cep) sull’accordo raggiunto relativamente al fondo per rispondere alle conseguenze della pandemia da Covid19 e sul futuro quadro finanziario pluriennale dell’UE

Bert Van Roosebeke, capo settore presso il Centrum für Europäische Politik di Freiburg, spiega: “con il Recovery Fund l’UE inizia un esperimento dall’esito molto aperto. Positivo, in particolare, è che verrà alleggerita la pressione sulla BCE. Senza intesa politica comune sugli aiuti finanziari europei, avrebbe nuovamente dovuto essere lei ad allontanare i dubbi sulla capacità di rispondere dei debiti di diversi Stati membri, reagendo con ulteriori rischiosi programmi di acquisto.

È fondamentale per il buon risultato dell'esperimento che, in particolare gli Stati della zona euro, aumentino la loro crescita economica attraverso delle riforme strutturali. Finora, queste riforme sono state inadeguate, in parte forse anche perché i bassi tassi di interesse della BCE hanno alleviato la pressione nel portarle avanti. Da questo punto di vista, rimane comunque sorprendente che siano ora necessari 390 miliardi di euro in sovvenzioni per convincere gli Stati della necessità di queste riforme, quando in realtà essi dovrebbero avere un proprio interesse naturale a portarle a termine”.

Vi è stata una lunga lotta riguardo al sistema di condizionalità legato a queste sovvenzioni e prestiti. Resta da vedere se i piani nazionali di riforma e il controllo sulla loro conformità riusciranno ad aumentare la competitività dei paesi dell'eurozona, specie quelli dell'Europa meridionale. Rimane poi il fatto che la leva in mano a quei paesi che oggi più spingono maggiormente per le riforme risulta comunque limitata. Anche con l'appoggio della Germania, i cinque “frugali” non potranno eventualmente fermare i pagamenti.

Dipenderà quindi  dalla reale volontà politica di attuare riforme se il Recovery Fund finirà per rafforzare l'Europa o se alla fine si risolverà semplicemente in una redistribuzione su larga scala, realisticamente di tipo permanente.

Per Stefano Milia, direttore di cepItalia, il compromesso raggiunto a Bruxelles: “rappresenta un nuovo capitolo rispetto all’assunzione comune di responsabilità finanziarie a livello europeo. Anche se il risultato probabilmente porterà, nel breve periodo, ad un rafforzamento dell’attuale compagine governativa, questa dovrebbe riflettere sul fatto, che il problema dell’Italia essenzialmente non è quello del procurarsi le risorse finanziarie, quanto quello di investirle nel modo più efficace. Si può solo sperare che le priorità individuate dalla Commissione europea per l’utilizzo di tali strumenti, contribuiranno in modo determinante a trovare una via per riforme ed investimenti di tipo significativo.

Dal punto di vista di Julien Thorel, direttore di cepFrance, il compromesso trovato nel vertice costituisce: “un difficile parto in una situazione di emergenza, però comunque un successo! Agli Stati membri in difficoltà è stato riconosciuto un “diritto” ad essere aiutati. Questi però adesso devono anche adempiere ai loro “doveri”!

Le condizionalità concordate li richiamano ad un utilizzo responsabile delle nuove risorse, così come a riforme di tipo economico e politico-ambientali. Se tale principio potesse essere coerentemente portato avanti nel quadro del Recovery Plan, esso dovrebbe poi essere, in futuro, anche utilizzato in modo efficace in altri ambiti politici per ampliare sempre più la convergenza tra gli Stati”.

Contatto:

Stefano Milia
Direttore

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